




L'uso del legno come materiale strutturale era prassi consolidata fino alla fine dell'Ottocento.
L’introduzione dell’acciaio e del cemento armato ne hanno segnato il progressivo regresso alla fine del XIX secolo, limitandone l'impiego a pochi campi come l'ingegneria naturalistica o ad applicazioni leggere come la serra o addirittura mortificandolo come cassaforma.
Solo il recente sviluppo della progettazione architettonica e di nuove tecniche costruttive, nonché l’approfondimento dell'analisi strutturale e della resistenza alla combustione del legno, unitamente all’introduzione di nuovi prodotti preservanti dal degrado e dagli insetti sociali, ha consentito di riappropriarsi delle innumerevoli possibilità architettoniche, della straordinaria natura estetica e della totale compatibilità con i criteri dello sviluppo sostenibile che una struttura in legno può offrire.
Ogni famoso architetto si è sempre cimentato nell'uso del legno strutturale, da Renzo Piano a Frank Lloyd Wright, da Glenn Murcutt a Arne Jacobsen, da Peter Harrison a Arthur Erickson. Da sempre, l'ingegnere ne apprezza le particolari proprietà meccaniche, come nell'Universeum di Gert Wingårdh in Svezia. Walter Gropius nel 1921 progetta e costruisce a Dahlam (Berlino) Casa Sommerfeld, per un commerciante di legname che con i tronchi di una vecchia nave voleva costruirsi una casa. La casa in legno massiccio lo interessava particolarmente in quanto considerava il sistema blockbau essenza costruttiva di un materiale specifico, dove l'utilità costruttiva, la forma strutturale e l'architettura coincidono in un unico edificio.
Importanti istituti, come l'IVALSA del CNR, operano nel campo della ricerca scientifica per la valorizzazione del legno strutturale.
Il legno è leggero, perché il suo peso specifico è inferiore ai 500 kg/m3, contro, ad esempio, i 2.000-2.500 del cemento armato e i 7.800 dell’acciaio.
È resistente, perché l’efficienza prestazionale del legno ai fini strutturali ha qualità simili a quelle dell’acciaio. L’efficienza prestazionale può essere definita come il rapporto tra il modulo di elasticità E e un parametro di resistenza f (es. resistenza a compressione (meccanica)).
È economico, perché il suo ciclo di produzione ottimizza l’uso di una risorsa naturale di per sé povera, offrendo elementi altrimenti non utilizzabili in natura e limitati solo dalle dimensioni di trasporto. Il legno strutturale è anche affidabile, innovativo e di aspetto gradevole.
È affidabile, perché l’intero processo produttivo segue una prassi normata e continuamente monitorata. Il risultato finale è un prodotto dalle prestazioni definite e certificate.
È innovativo, perché le tecniche di progettazione, lavorazione, assemblaggio e giunzione sono in continua evoluzione e offrono sempre nuove possibilità sia in termini di fattibilità che di contenimento dei costi.
È di aspetto gradevole, perché il materiale viene selezionato anche sotto l’aspetto estetico per essere presentato, in tutta la sua naturalezza, compatto e privo di difetti.
Tra i suoi vantaggi possiamo annoverare anche il fatto che sia:
- un buon isolante termico, elettrico ed acustico;
- un materiale igroscopico, in grado quindi di assorbire le variazioni di umidità dell’ambiente;
- un materiale organico, composto da circa il 50% di carbonio, dal 42% di ossigeno, dal 6% di idrogeno, 1% di azoto e 1% di elementi diversi.
Assemblaggio di pareti prefabbricate in legno strutturale
Per edilizia sostenibile si intende un’edilizia che soddisfi possibilmente ogni bisogno dell’attuale generazione senza limitare la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.
Si tratta di un processo che promuove lo sviluppo economico salvaguardando la salute dei singoli, della società e dell’ecosistema, senza sprecare risorse. Identifica il progressivo adeguamento al principio di sostenibilità del modo di costruire e di trasformare il territorio. Utilizzare il legno come materiale strutturale diviene una scelta naturale per una edilizia sostenibile. Infatti i principi generali su cui essa si basa sono:
- l’utilizzo di materiali rinnovabili, traspiranti e gradevoli al tatto e viceversa la riduzione del consumo di risorse non rinnovabili;
- la riduzione del consumo di energia in tutte le fasi del ciclo di vita dell’edificio: produzione, trasporto, costruzione, esercizio, demolizione e smaltimento;
- la minimizzazione dell’impatto su suolo, acqua ed aria in tutte le fasi del ciclo di vita dell’edificio;
- rendere facili le rimozioni, sostituzioni o integrazioni.
- minimizzare l’inquinamento dell’ambiente abitato e i possibili danni alla salute degli occupanti.
